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L’Ucraina al bivio? Prospettive militari e negoziali

Nel quarto anno di guerra d’Ucraina, all’incessante lotta sul campo di battaglia si accompagnano difficili trattative tra le parti. Alcune riflessioni sulle prospettive belliche per Kiev, su rischi e opportunità della via negoziale.

Il comandante in capo delle forze armate ucraine Oleksandr Syrsky (a sx), durante una visita al fronte di Pokrovsk, 2025.

Nel mondo euro-atlantico, così come in Ucraina stessa, il campo che si oppone ad un doloroso compromesso – che potremmo definire “oltranzista” – vede il prosieguo della guerra d’attrito, ormai nel suo quarto anno, come strada per ottenere condizioni più favorevoli per Kiev. Questa strategia sembra basarsi su due elementi: la speranza, o convinzione, che la Russia vada incontro ad un collasso economico causato dal prolungarsi del conflitto, e che l’esercito di Mosca stia subendo perdite umane elevatissime, presto insostenibili. Eppure, ambedue le strade si basano su fattori difficilmente controllabili e, peggio ancora, poco indagabili.

Limitiamoci alla teoria secondo cui la Russia starebbe subendo perdite umane catastrofiche e, soprattutto, insostenibili. Al contrario delle perdite di mezzi, di cui sappiamo molto grazie alle evidenze visive, è molto più difficile documentare le perdite umane. Da anni, circolano cifre di ogni genere sulla questione, presentate dai media mainstream come attendibili: eppure, buona parte di esse, plausibili o meno, non è verificabile o non è basata su dati tangibili. Si tratta di stime, cui si associano occasionali “leak” più o meno verificabili, spesso prodotte da attori – in un modo o nell’altro – coinvolti nel conflitto. Ancor peggio, molte stime tendono a non distinguere tra feriti recuperabili e irrecuperabili, finendo per produrre una immagine distorta delle perdite che l’esercito russo si troverebbe a dover rimpiazzare per proseguire il conflitto.

Esiste un progetto che lavora su dati tangibili e che, ad oggi, sembra svolgere un lavoro estensivo ed onesto: Mediazona, il quale offre un conteggio di nomi di soldati deceduti, scovati da molteplici fonti – prevalentemente scandagliando web e social alla caccia di necrologi. E’ possibile verificare l’autenticità dei singoli casi, risalendo alle fonti impiegate per dedurne il decesso.1 Ad oggi, sono 149mila i morti conteggiati; si tenga presente che tale conteggio, per sua natura, non può coprire la totalità delle perdite, specialmente quelle avvenute recentemente.

Morti confermate di soldati dell’esercito russo, con nomi e cognomi noti, divise per categoria.
Volunteers = contratti siglati volontariamente dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Inmates = prigionieri reclutati. Mobilised = reclutati tramite mobilitazione parziale obbligatoria nel 2022. PMC = compagnie mercenarie private. N/A = categoria sconosciuta. I rimanenti, soldati già parte delle forze armate prima dell’invasione.

Mediazona, inoltre, propone una stima dell’eccesso di mortalità maschile nella Federazione, basata sull’analisi dei processi burocratici relativi alle successioni: questo dato, al contrario del conteggio, non verificabile e ben più incerto, suppone circa 220mila morti dall’inizio dell’invasione. Quanto alle perdite delle formazioni separatiste, combattenti al fianco dei russi e arruolate nel Donetsk e Lugansk, BBC Russia sembra offrire l’unica stima apparentemente basata su dati tangibili, seppur non verificabili: da 21mila a 23,5mila caduti al settembre 2025.2

Tuttavia, non sembrano esserci metodi sufficientemente affidabili per dedurre la quantità di feriti non-recuperabili tra le fila dell’esercito russo, dal 2022 ad oggi – un elemento essenziale per proporre una stima delle perdite che Mosca è stata costretta a rimpiazzare, al fine di proseguire il conflitto. È possibile fare una stima, molto incerta, solamente per alcuni mesi del 2022, dove il conflitto era combattuto con armi e tattiche significativamente differenti dagli anni successivi.3 Difatti, a complicare la questione, dal 2023-24 assistiamo all’avvento della “guerra dei droni” tra le fanterie, con gli innumerevoli quadricotteri eventualmente divenuti le armi più mortifere sul campo di battaglia ucraino. Non esistono dati storici relativi a conflitti con impiego estensivo di armi analoghe, dai quali dedurre il rapporto morti/feriti. Inoltre, l’uso ubiquo di droni da parte delle fanterie ha comportato endemici, seppur difficilmente quantificabili, crimini di guerra: un altro fattore ignoto ed essenziale nel calcolare le perdite irrecuperabili – poiché gli operatori di droni uccidono importanti quote di soldati feriti o fuori combattimento, che in passati conflitti sarebbero stati meno facilmente bersagliati.

Si tratta di perdite insostenibili? L’esercito russo è vicino al collasso? Un dato su tutti: contrariamente all’Ucraina, la Russia, dal 2023, non obbliga la popolazione a combattere. Il reclutamento per il fronte è condotto in maniera tecnicamente volontaria: chi per ideologia, chi come alternativa a pene detentive, chi – la gran parte – per soldi e benefici socio-economici. Le fasce socio-economicamente svantaggiate della popolazione, così come i giovani coscritti che per legge non possono partecipare alla guerra durante il servizio di leva, rappresentano i due bacini dove è facilitata l’opera di pressione in favore dell’arruolamento volontario per il fronte ucraino. La porzione maggioritaria di questi soldati diretti in Ucraina firma contratti “regolari” con l’esercito russo, ed è costretta a rimanere al fronte, o ad ogni modo nelle fila dell’esercito, sino alla conclusione delle ostilità. Una parte ridotta, invece, combatte in alcune unità cosiddette “volontarie”, che prevedono la possibilità di ritornare a casa alla scadenza del contratto, o addirittura di rescinderlo.

Un tipico cartellone pubblicitario con l’offerta per il reclutamento nell’esercito russo, durante la guerra d’Ucraina

Secondo i dati ufficiali russi, decine di migliaia firmerebbero contratti regolari con l’esercito ogni mese: 300mila nel 2023,4 450mila nel 2024,5 315mila nei primi tre trimestri del 2025.6 L’analisi dei budget regionali e federali russi, relativi a 2023,7 2024,5 e 2025,6 sembra sin qui confermare, in larga parte, tale impressionante e duratura capacità di reclutamento volontario. In aggiunta, ogni anno, decine di migliaia si arruolerebbero in varie unità “volontarie”, seguendo un iter differente rispetto a quello dell’esercito. Non dimentichiamo poi un fenomeno curioso: periodi di trattative tra le parti, come nel 2025, possono facilitare il reclutamento regolare russo – poiché, se la fine del conflitto si vede vicina, viene meno il timore di dover servire per lunghi e rischiosi periodi, e sembra ancor più un affare intascare grandi somme dal momento della firma del contratto.

Il più significativo campanello d’allarme, comprovante perdite insostenibili per l’esercito russo, non più rimpiazzabili con il reclutamento volontario e tali da pregiudicare il prosieguo di operazioni offensive, sarebbe il ricorso ad una nuova mobilitazione obbligatoria parziale, come già avvenuto nel 2022 – i circa 300mila russi reclutati nell’occasione, rappresentano ancor oggi l’unico gruppo obbligato da Putin a combattere con l’esercito in Ucraina. Altresì, ancor prima, è lecito attendersi il passaggio dell’esercito russo in Ucraina ad una postura difensiva, parziale o totale. In assenza di tutto ciò, non vi sono elementi tangibili per dedurre che l’esercito russo sia vicino a non poter più sostenere le proprie lente avanzate. Ciò che ci è visibile, anzi, suggerisce l’opposto: nel 2025, nonostante le perdite, le forze russe continuano a condurre offensive simultanee, su più settori del fronte.

La stessa, parallela e diffusa credenza che le forze ucraine subiscano perdite umane sostenibili ed enormemente inferiori a quelle russe non ha, alla base, dati tangibili: anche qui, le cifre circolanti sono spesso stime arbitrarie.

Esistono due conteggi di nomi verificati di caduti ucraini, analoghi a quello condotto dal citato Mediazona, dove è possibile risalire, nominativo per nominativo, al singolo caduto. Il più noto, UALosses, che ha ricevuto la validazione dei colleghi di Mediazona, conteggia circa 82mila caduti ucraini, cui si sommano più di 86mila dispersi e più di 4mila prigionieri – anche questi ultimi, verificati individualmente.8 Un progetto analogo, Lostarmour, differisce di poche migliaia.9 E’ certo che queste cifre non coprano la totalità delle perdite, e che una buona parte dei dispersi siano, in realtà, morti – ma non vi è modo di quantificarla.

Secondo dati governativi ucraini, vi sarebbero almeno 311mila casi di diserzioni, temporanee o definitive, dal 2022 – la gran parte avvenute nell’ultimo anno.10 In parte, si tratterebbe di passaggi senza approvazione a differenti unità, ma le diserzioni vere e proprie sembrano esser divenute un problema cruciale per l’esercito ucraino. Sempre per fonti governative, 95mila amputazioni sarebbero state condotte nel 2022-24, sia su civili che militari. Una interessante dichiarazione di Serhii Soshinsky, presidente della fondazione “Health Of the Ukrainian People”, che collabora con il governo, implicherebbe ~900mila feriti di ogni tipo, recuperabili o meno, nel 2022-24. Di cui,~380mila ferite gravi agli arti, tipicamente precludenti, nel caso di militari, il ritorno in servizio.11 Considerando il relativamente limitato numero di feriti civili ucraini accertati dall’ONU nel medesimo periodo, diviene evidente come i dati di Soshinsky si riferiscano, in grandissima parte, a feriti militari.

Sebbene sia ignoto quanto della totalità delle perdite riescano a “fotografare” Mediazona, UALosses e Lostarmour, è possibile confrontare il quantitativo di nomi scovati dai rispettivi progetti, in medesimi lassi di tempo, per dedurre – certo con diverse incognite – se al fronte il rapporto tra le perdite stesse tendendo in favore di uno dei due contendenti. Il rapporto tra le morti confermate, incorse dai due eserciti nel corso del 2025, sembra essersi fatto sempre meno favorevole per l’esercito ucraino. Un analogo calcolo suggeriva che il rapporto di morti confermate tra i due eserciti stesse diventando meno favorevole per l’esercito ucraino già nel 2024, e specie successivamente all’apertura del fronte di Kursk.12

Nonostante sia un’immagine ben diffusa, è altresì falso che in Ucraina, dal 2022, assisteremmo ad una totale e immutabile mobilitazione popolare in favore della guerra, con le fasce maschili della popolazione in grandissima parte disposte al sacrificio per la Patria. È certo ben difficile indagare le “volontà”, e l’evoluzione delle stesse, delle decine di milioni di cittadini d’Ucraina, molti dei quali finiti sotto occupazione russa o profughi, quindi esclusi dagli utili ma problematici sondaggi governativi. Alcuni dati sono tuttavia significativi.

Nel 2022-2024, incrociando le stesse fonti di Kiev, l’Ucraina sarebbe stata capace di reclutare, in via prevalentemente obbligatoria/coercitiva, il circa 15% della popolazione maschile in età d’armi (nei confini 2021).13 Si tratta di una percentuale notevole, se confrontata con la diffusa ostilità per il sacrificio bellico emergente da recenti sondaggi europei: ma è una percentuale più modesta, se paragonata con vari conflitti esistenziali contemporanei, cui tipicamente si vuol fare appartenere l’odierna guerra d’Ucraina – letta come una lotta di popolo, per l’indipendenza e la salvezza nazionale.

Negli otto anni di guerra Iran-Iraq, servirono nelle forze regolari o paramilitari più del 21% dei maschi iraniani dai 18 ai 60 anni – senza contare il largo impiego di Basiji minorenni – così come il ~65% dei maschi iracheni 18-60enni 14 Le autorità comuniste del Vietnam del Nord mobilitarono nelle forze armate circa la metà della popolazione maschile in età lavorativa del Paese (15-64 anni) nel corso del quindicennio di guerra 1960-1975.15 Infine, un confronto particolarmente interessante: nella Seconda Guerra Mondiale servirono nell’Armata Rossa 5,3 milioni di ucraini e le autorità sovietiche riuscirono a mobilitare circa il 60% della popolazione maschile ucraina in età militare – prevalentemente, ma non solo, in maniera obbligatoria.16

Sempre gli stessi dati ufficiali ucraini, indicano come nel 2022-24 un cittadino su tre, di fronte al tentativo di mobilitazione, abbia preferito darsi alla macchia.17 Fonti governative ucraine rivelano come, nel 2024, ben 6 milioni di uomini soggetti alla leva abbiano evaso l’obbligo di aggiornare i dati anagrafici nel registro nazionale, propedeutico ad una possibile mobilitazione:18 si tratterebbe della grandissima parte di coloro che, in quell’anno, risultavano mobilitabili, non esentati e non già in servizio, teoricamente abitanti nel territorio controllato da Kiev.19 Infine, abbiamo già citato quanto estesa sia divenuta, nel 2025, la propensione alla diserzione nell’esercito ucraino – dove una parte significativa del personale è ormai reclutata con metodi sempre più coercitivi.


Al fronte, le truppe russe avanzano lentamente ma costantemente, mantenendo l’iniziativa da più di un anno, addirittura dal 2023 all’interno dei confini dell’Ucraina stessa. Tale lenta avanzata testimonia la duratura solidità del sistema difensivo, ma non va sottovalutata: è infatti facile dimenticare come l’Ucraina abbia una estensione enorme, e anche avanzate significative possono risultare poco visibili. Nell’ultimo anno, nonostante una campagna difensiva condotta con una certa efficacia, l’Ucraina ha perso aree con 210mila abitanti prebellici, grandi grossomodo quanto la rimanente regione di Donetsk in mano di Kiev. Tali avanzate russe, secondo l’ONU, hanno provocato ulteriori 140mila profughi interni. Per di più, l’avanzata russa su Kupiansk, nella regione di Kharkiv, ha visto l’Ucraina perdere il controllo su un nodo ferroviario chiave per il rifornimento della regione, e su un fiume utile per ancorarvi linee difensive: ambedue fattori importanti, specie in vista di un futuro ri-assestamento dei confini post-bellici.20

Un anno di avanzate russe. Linea del fronte a novembre 2024 (in rosso) e a novembre 2025 (in rosa).21

Ancor più significativo è come l’esercito ucraino, da autunno 2024, sembri aver perso quasi ogni capacità di contrattaccare su scala significativa. Lo stesso, peculiare contesto militare-tecnologico risultante dalla diffusione dei droni ad ogni livello, che impone serie perdite alle forze russe all’attacco, sembra aver reso assolutamente proibitive operazioni offensive da parte delle forze di Kiev, la cui capacità di rimpiazzare perdite è molto più limitata. L’esercito ucraino non recupera l’iniziativa da più di un anno, quando – brevemente e azzardatamente – lo fece nel Kursk russo, dilapidando uomini e materiali:22 rimane apprezzabile il solo recente, efficace ma limitato contrattacco nel Donetsk, di fronte ad una penetrazione russa verso Dobropillja.

Nel 2024-25, l’Ucraina ha ricevuto un numero crescente di batterie antiaeree Patriot, e di caccia F-16.23 Nonostante ciò, l’aviazione russa ha continuato ad operare la propria efficace campagna di supporto al suolo, sempre più impunita. Basti pensare che, nel 2025, i bombardieri tattici russi lancianti innumerevoli bombe plananti sulle posizioni ucraine sembrano aver subito un tasso di perdite, causato da difese aeree avversarie, particolarmente contenuto, inferiore a quello della NATO sulla Jugoslavia: 1 solo bombardiere Su-34 sarebbe stato abbattuto,24 a fronte di 44mila sganci di bombe guidate, conteggiati da fonti ufficiali ucraine sino a novembre.25 Anche l’aviazione strategica russa continua ad operare senza temere risposta dalle difese, sebbene abbia subìto un serio colpo dall’operazione Ragnatela, l’azione di sabotaggio con droni condotta sugli aeroporti russi – che, tuttavia, non ha inflitto perdite tali da pregiudicare la campagna di lanci missilistici sull’Ucraina.26

In sostanza, qualora la guerra continuasse, bisogna metter in conto un ben probabile prosieguo dell’efficace supporto che l’aviazione russa conduce lungo il fronte, e dei lanci missilistici sulle infrastrutture. Il 2025, per quanto possiamo documentare, pare essere il primo anno di guerra nel quale la produzione dell’industria aeronautico-militare russa avrebbe più che rimpiazzato le perdite di bombardieri Sukhoi:24 alcuni bombardieri Su-34 nuovi di zecca sarebbero persino destinati all’esportazione in Algeria. Quanto alla flotta da caccia multiruolo, essa è probabilmente lievitata rispetto al 2021.

Date le particolari condizioni di lento movimento del fronte, e il ricorso ucraino a posizioni di fanteria statiche e altamente fortificate, l’impiego estensivo russo di bombe guidate plananti risulta uno degli ingredienti più efficaci per scardinare, lentamente ma metodicamente, parti del fronte. Poiché i Patriot, almeno nelle quantità ad oggi fornite, sembrano inefficaci nell’interdire tali lanci condotti dai russi a grande distanza, e gli F-16 continuano a guardarsi bene dal rischiare duelli aerei con i più moderni caccia russi, non sembra che Kiev potrà trovare rapidamente una soluzione di fronte a questa grave minaccia. Si noti come, in Europa, non sia in produzione alcun sistema di difesa aerea con capacità tali da interdire facilmente il lancio di ordigni plananti con 60-100 km di gittata: ulteriori e consistenti invii di SAMP-T, ad ogni modo oggi difficilmente ipotizzabili, offrirebbero, in tal ruolo, capacità simili ai già apparentemente poco efficaci Patriot statunitensi.27 L’unica opzione rimarrebbe la fornitura di caccia più performanti, come Gripen e Rafale, in numeri tali da duellare con l’aviazione russa, sopportando le perdite. Ciò richiederebbe dubbia volontà, ingenti fondi e tempi lunghi – anni, necessari per addestramento e produzione.

L’eventuale interruzione del supporto militare USA per Kiev potrebbe altresì avere effetti significativi o gravissimi sullo sforzo bellico ucraino, a seconda di quanto radicale sia tale stop. L’accesso all’intelligence statunitense, specialmente quella satellitare, è ingrediente essenziale degli attacchi che l’Ucraina conduce su obiettivi in profondità russi, nonché un significativo supporto per lo sforzo bellico ucraino nel suo complesso.

Interrompere ogni fornitura e vendita di armamenti USA vedrebbe Kiev perdere accesso a buona parte del rifornimento di munizioni e canne d’artiglieria, di mezzi blindati e, soprattutto, di difese aeree. In particolare, i Patriot statunitensi sono l’architrave. oggi insostituibile, della difese antiaeree e antimissile che difendono città e infrastrutture ucraine, e che riescono ad opporsi solo ben parzialmente agli attacchi russi. Rappresentano anche l’unico sistema SAM ucraino con una limitata capacità di intercettare moderne armi balistiche russe. Si noti come i SAMP-T franco-italiani, forniti in alcuni esemplari a Kiev e unica odierna alternativa europea ai Patriot, non sono adatti ad intercettare moderni missili quasi-balistici russi Kinzhal e Iskander-M, essendo stati concepiti per il contrasto di bersagli più semplici, analoghi dei vecchi Scud – a patto di essere schierati con il supporto di appositi radar di preallerta, di cui l’Ucraina peraltro non sarebbe stata fornita.28


La cessione e smilitarizzazione della rimanente parte dell’oblast di Donetsk sotto controllo ucraino, una delle condizioni principali richieste dai russi per un armistizio, pone indubbi rischi per Kiev – tenendo a mente la concreta possibilità che il conflitto si riaccenda. Contrariamente a quanto spesso raccontato, l’originale area fortificata nel Donetsk, eretta da Kiev negli anni pre-bellici, è in buona parte già caduta in mano russa. Tuttavia, gli agglomerati urbani di Kramatorsk e Slovyansk hanno, ancor oggi, una grande utilità difensiva, mentre alle loro spalle è stata recentemente costruita una nuova e moderna linea fortificata.

Perdere tutto ciò renderebbe più complesso difendere il confine ucraino, nell’eventualità di un nuovo conflitto. Due possibili soluzioni: la prima, costruire nuove linee difensive oltre i confini del Donetsk – si noti come la stessa moderna linea fortificata che risulterebbe persa, sia stata in buona parte costruita nel 2025. Di recente, assistiamo a iniziali lavori di fortificazione proprio oltre i confini del Donetsk, in direzione di Pavlohrad.

Una seconda possibilità sarebbe premere, al tavolo negoziale, per la cessione dei soli agglomerati urbani, ma non della linea fortificata alle loro spalle. A tal riguardo, ricordiamo che nei centri urbani del Donetsk sotto controllo ucraino vivrebbero attualmente circa 200mila persone29 – una frazione della popolazione prebellica. Il prosieguo della guerra e dell’offensiva russa nel Donetsk, con ogni probabilità, vedrebbe nel medio periodo l’ulteriore sfollamento della popolazione civile, e la distruzione di Kramatorsk, Slovyansk e altri centri urbani – un destino già subìto da numerose città ucraine. Ricordiamo che, ad oggi, circa 7 milioni di (ex) cittadini d’Ucraina vivono in territori controllati da Mosca,13 mentre circa 3 milioni hanno abbandonato le aree occupate dai russi o le zone dei combattimenti, diventando rifugiati interni in Ucraina.30

In giallo, le linee fortificate ucraine, costruite sino a novembre 2025, incluse le parti conquistate dall’esercito russo. In bianco, sono visibili i confini dell’oblast di Donetsk.31

Dal punto di vista umanitario, il maggiore rischio dato dal proseguimento del conflitto risiede, probabilmente, nella parte meridionale del fronte: nell’ultimo periodo di guerra, l’esercito russo ha ripreso ad avanzare, con maggiore efficacia rispetto ad altri settori, nella regione di Zaporizhzhia – nel cui capoluogo risiederebbero ancora circa 500mila abitanti.32 La città di Zaporizhzhia, pur essendo da anni a poco più di 30km dal fronte, non è stata costretta ad evacuare massivamente la popolazione. Il prosieguo delle avanzate russe nella regione, tale da mettere in parziale crisi il dispositivo difensivo, potrebbe portare il capoluogo nella piena gittata di artiglierie e, soprattutto, di comuni droni FPV/quadricottero – causando il progressivo sfollamento degli abitanti ed una catastrofe umanitaria, oltre che un grave danno economico per l’Ucraina.

Nonostante l’iniziale invasione russa avesse mire più ampie, gli aspetti territoriali hanno avuto un ruolo centrale in ogni successivo tentativo negoziale. All’apogeo delle notorie, fallite trattative di primavera 2022, stando alle bozze negoziali pubblicate,33, e a quelle visionate da giornalisti,34 in caso di finalizzazione dell’accordo, l’Ucraina avrebbe dovuto cedere alla Russia gli interi oblast di Donetsk e Lugansk, mentre Mosca avrebbe dovuto ritirarsi dalle rimanenti regioni ancora occupate (Kherson, Zaporizhzhia, Kharkiv), dopo aver già abbandonato il Nord-Est Ucraina. La Crimea, ovviamente, sarebbe rimasta in mano russa.

Negli anni, e specialmente in seguito all’annessione russa dei quattro oblast ucraini di fine 2022, le pretese territoriali di Mosca si sono fatte ben più pesanti. Sino all’estate 2025,35 come condizione per un armistizio, Putin pretendeva la cessione integrale delle quattro regioni annesse – Kherson, Zaporizhzhia, Donetsk e Lugansk – di cui ampie aeree ancora oggi in mano ucraina. Un qualcosa di impossibile da digerire per la leadership di Kiev: basti considerare come il Kherson in mano ucraina sia saldamente protetto dietro il fiume Dnipro, e la già citata città di Zaporizhzhia sia uno tra i maggiori centri del Paese.

Parte del comunicato congiunto di Istanbul, prodotto dalle delegazioni russa e ucraina durante i negoziati di marzo 2022. Le garanzie di sicurezza, a difesa della sovranità ucraina, si estendevano su tutto il Paese tranne Crimea, Donetsk e Luhansk.

Il grande, apparente cambiamento negoziale – conquistato da Kiev grazie alla continua efficacia difensiva dimostrata dal proprio esercito – è la recente riduzione delle richieste territoriali russe alle regioni di Donetsk e Lugansk: quindi, alla sola cessione del Donetsk non ancora occupato, poiché il Lugansk è interamente in mano di Mosca.36 In aggiunta, la Russia si è mostrata aperta a discutere la restituzione dei territori occupati al di fuori delle quattro regioni annesse: un qualcosa di non indifferente, considerando che Kiev vedrebbe il ritorno della nodo ferroviario di Kupiansk, e del pieno controllo sulla sponda del fiume Oskil, utile per ancorare nuove difese.

Da parte ucraina, il 2025 ha rappresentato il primo momento in cui la leadership si è vista costretta a chiedere (invano) alla Russia una tregua su linee attuali, pur priva di garanzie difensive: un qualcosa di impensabile negli anni precedenti, dove anche i vertici ucraini rimanevano, anche e soprattutto pubblicamente, fermi su posizioni “massimaliste”.37

Oggi, assistiamo ad una radicale evoluzione sulle garanzie di sicurezza cui, qualora le trattative trumpiane andassero in porto, potrebbe godere l’Ucraina. Nei citati negoziati nel 2022, tutto ruotava attorno a garanzie di intervento militare, con i (supposti) garanti di Kiev che avrebbero dovuto muovere in difesa dell’Ucraina e/o supportarla militarmente, qualora la Russia avesse invaso nuovamente o disatteso i termini del trattato. Nell’occasione, proprio il rifiuto dei supposti garanti “occidentali” di Kiev di prestarsi a tale compito fu tra i primi motivi del naufragio negoziale – ancor prima che Mosca, di lì a breve, indurisse le proprie posizioni.

L’Ucraina neutrale, che sarebbe potuta ipoteticamente uscire dai negoziati di Istanbul, avrebbe insomma visto dipendere largamente la propria difesa da attori esterni, essendo altresì limitata ad un esercito di minuscole dimensioni (secondo quanto richiedeva Mosca nelle bozze) o, al più, analogo a quello del 2022 (secondo quanto richiedeva Kiev).

Parte del comunicato congiunto di Istanbul, prodotto dalle delegazioni russa e ucraina durante i negoziati di marzo 2022. In tal momento, i russi concedevano all’Ucraina le garanzie difensive esterne, accettando una formula proposta da Kiev il 17/3.

Oggi, per quanto la situazione negoziale sia in continua evoluzione, sembra che le garanzie difensive “esterne” occidentali ricoprano un ruolo meno centrale, anzitutto legato alla promessa dell’invio di armamenti e all’instaurazione di sanzioni. Garanzie di un pronto e massiccio intervento militare rimarrebbero del resto poco credibili, se consideriamo che in quattro anni di salasso dell’alleato ucraino, non un solo soldato di Paesi euro-atlantici è stato ufficialmente spedito a combattere per l’Ucraina, come parte di un finanche simbolico corpo di spedizione. Causa ucraina che, per quanto noto ad oggi, avrebbe anche attirato ben pochi volontari europei disposti a battersi per Kiev: alcune migliaia, molto meno di quanti ne mobilitarono la causa antifascista spagnola nel 1936-39, o la difesa della Finlandia nel 1939-40 – specie in rapporto a popolazione europea e durata del conflitto.

Le garanzie “esterne” cederebbero parte del palcoscenico alla più affidabile delle garanzie “interne”, per Kiev: il mantenimento del grande esercito formato dopo l’invasione. Nelle trattative ora in discussione, a partire dal “Piano in 28 punti” elaborato dagli statunitensi Witkoff e Kushner e dal russo Dmitriev (riportato per esteso in fondo a questo articolo), il limite di 600mila uomini per le forze armate ucraine, in tempo di pace, potrebbe potenzialmente donare a Kiev l’esercito più grande d’Europa dopo quello russo – e una capacità difensiva ben più affidabile di ogni velleitario supporto occidentale. Alla vigilia dell’invasione, le forze armate ucraine contavano circa 300mila uomini, guardie di frontiera incluse.

Si tratta, ovviamente, del punto che più difficilmente incontrerebbe il favore russo. Anzitutto, com’è ovvio, il mantenimento di un massiccio ed esperto esercito ucraino renderebbe complesso, per Mosca, giocare l’ipotetica carta di una futura, nuova invasione – e toglierebbe efficacia alla semplice minaccia di quest’ultima. Inoltre, forze armate ucraine di simili dimensioni sarebbero, in teoria, capaci di azioni offensive, volte a riconquistare parti del territorio nazionale – a meno di mantenere, anche da parte russa, forze numerose in Ucraina, con grave dispendio di risorse. Non va dimenticato, tuttavia, che anche il mantenimento di forze armate da 600mila uomini, in tempo di pace, obbligherebbe Kiev al continuo ricorso a massicce ed impopolari coscrizioni obbligatorie, scoraggiando il rientro dei profughi. Ben complicato sarebbe trattenere in servizio i centinaia di migliaia di uomini obbligati al fronte da anni. Altresì, il mantenimento di un esercito di simili dimensioni avrebbe pesanti ricadute economiche, ed è difficile da immaginare senza un prosieguo ad oltranza del massiccio supporto finanziario occidentale, con gli alleati “economici” di Kiev che si ritroverebbero a mantenere, di fatto, enorme influenza sul Paese. In sostanza, a prescindere dagli aspetti negoziali, non è per nulla scontato che l’Ucraina post-bellica possa sostenere una simile armata in tempo di pace.

Rimangono, numerosi punti dolenti nella trattativa in corso. Non è stato ancora discusso il tema delle armi a lungo raggio, che rappresenterebbero un importante deterrente nelle mani dell’Ucraina post-bellica, certo osteggiato da Mosca. Poiché Kiev ha ormai in sviluppo e limitata produzione diversi missili da crociera “indigeni”, essi rappresentano già una importante pedina negoziale per Zelensky. Anche la questione di diritti e discriminazione delle lingue russa e ucraina, negli opposti territori, potrebbe rivelarsi un serio ostacolo ad un accordo. Lo stesso vale per norme relative alla cosiddetta “denazificazione”, proposte da Mosca. Quanto al rientro dei profughi, specialmente dei quasi 3 milioni che hanno lasciato i territori occupati dalla Russia o in prossimità del fronte, rappresenterà uno dei temi più importanti e tragici, successivi a qualsiasi eventuale tregua.30

In conclusione, è evidente in certe leadership “oltranziste”, alleate di Kiev o alla guida della stessa Ucraina, l’ostilità a spingere per un compromesso, rinnegante la strategia militare-negoziale sin lì seguita, poiché vorrebbe dire assumersi gravi responsabilità. Qualsiasi serio tentativo di tregua odierno, non può infatti che prevedere importanti concessioni verso la Russia putiniana – almeno fino a quando l’esercito russo continuerà a mantenere l’iniziativa.

Avanzata mensile dell’esercito russo in Ucraina, dal 2024 ad oggi.38

L’insistenza di certa diplomazia europea e ucraina su condizioni inaccettabili per Mosca e oggi consapevolmente irrealistiche – garanzie NATO per Kiev, o il futuro suo potenziale ingresso nell’alleanza – tradisce la scelta di un conflitto ad oltranza, nonostante i rischi. Si ricordi come la NATO, alla vigilia dell’invasione, pur non intendendo difenderla, abbia rifiutato di bandire l’Ucraina da un futuro ingresso nell’alleanza39 – respingendo un punto chiave dell’ultimatum di Putin. Nonostante ciò, una volta scoppiato il conflitto Kiev stessa aveva rapidamente abbandonato, nei negoziati di primavera 2022, le velleità di ingresso NATO, offrendo la propria neutralità come concessione principale verso la Russia. Altresì, negli anni di guerra, la NATO stessa, così come diversi Paesi afferenti, hanno ripetutamente dichiarato l’opposizione al futuro ingresso di Kiev nell’alleanza. Si pensi, infine, alla posizione di maggior forza che avrebbe potuto portare al tavolo negoziale l’Ucraina all’epoca delle controffensive di successo del 2022, con Mosca costretta ad una mobilitazione parziale, qualora Kiev ed alleati avessero tentato a fondo tale strada, e non – in quell’occasione – chiuso alle significative concessioni che pur avrebbero accompagnato ogni trattativa.

Vi sono oggi più motivi, come abbiamo visto, che sembrano dover spingere Kiev ed alleati a rivalutare e tentare la via di un doloroso compromesso – ammesso e non concesso che da Mosca vi siano serie intenzioni di rinunciare alla strada militare, in cambio di concessioni importanti, ma non indigeribili. L’alternativa, la scommessa sulla guerra ad oltranza, senza poter o voler cambiare i rapporti di forza in gioco, potrebbe non essere più una scelta. Essa si fa ogni mese più rischiosa: la stabilità dell’Ucraina sotto la costante pressione della guerra d’attrito, a cui molti si sono abituati, non è garantita, mentre è già salatissimo il quotidiano prezzo di un conflitto su grande scala. Già ora – tra morti, profughi e occupazione – l’Ucraina post-bellica rischia di ritrovarsi con un futuro compromesso, ed una popolazione tornata ai livelli dell’Ucraina Sovietica uscita dalla devastante carestia del 1932-33: un balzo indietro di un secolo.13

Full Text of the US-Russia 28-Point Plan for Peace in Ukraine

1. Ukraine’s sovereignty will be confirmed.
2. A comprehensive and comprehensive non-aggression agreement will be concluded between Russia, Ukraine and Europe. All ambiguities of the last 30 years will be considered settled.
3. It is expected that Russia will not invade neighbouring countries and NATO will not expand further.
4. A dialogue will be held between Russia and NATO, mediated by the United States, to resolve all security issues and create conditions for de-escalation in order to ensure global security and increase opportunities for cooperation and future economic development.
5. Ukraine will receive reliable security guarantees.
6. The size of the Ukrainian Armed Forces will be limited to 600,000 personnel.
7. Ukraine agrees to enshrine in its constitution that it will not join NATO, and NATO agrees to include in its statutes a provision that Ukraine will not be admitted in the future.
8. NATO agrees not to station troops in Ukraine.
9. European fighter jets will be stationed in Poland.
10. US guarantee:
The US will receive compensation for the guarantee.
If Ukraine invades Russia, it will lose the guarantee.
If Russia invades Ukraine, in addition to a decisive coordinated military response, all global sanctions will be reinstated, recognition of the new territory and all other benefits of this deal will be revoked.
If Ukraine launches a missile at Moscow or St. Petersburg without cause, the security guarantee will be deemed invalid.
11. Ukraine is eligible for EU membership and will receive short-term preferential access to the European market while this issue is being considered.
12. A powerful global package of measures to rebuild Ukraine, including but not limited to:
a. The creation of an Ukraine Development Fund to invest in fast-growing industries, including technology, data centres, and artificial intelligence.
b. The United States will cooperate with Ukraine to jointly rebuild, develop, modernise, and operate Ukraine’s gas infrastructure, including pipelines and storage facilities.
c. Joint efforts to rehabilitate war-affected areas for the restoration, reconstruction and modernisation of cities and residential areas.
d. Infrastructure development.
e. Extraction of minerals and natural resources.
f. The World Bank will develop a special financing package to accelerate these efforts.
13. Russia will be reintegrated into the global economy:
a. The lifting of sanctions will be discussed and agreed upon in stages and on a case-by-case basis.
b. The United States will enter into a long-term economic cooperation agreement for mutual development in the areas of energy, natural resources, infrastructure, artificial intelligence, data centers, rare earth metal extraction projects in the Arctic, and other mutually beneficial corporate opportunities.
c. Russia will be invited to rejoin the G8.
14. Frozen funds will be used as follows:
$100 billion in frozen Russian assets will be invested in US-led efforts to rebuild and invest in Ukraine. The US will receive 50% of the profits from this venture. Europe will add $100 billion to increase the amount of investment available for Ukraine’s reconstruction. Frozen European funds will be unfrozen. The remainder of the frozen Russian funds will be invested in a separate US-Russian investment vehicle that will implement joint projects in specific areas. This fund will be aimed at strengthening relations and increasing common interests to create a strong incentive not to return to conflict

15. A joint American-Russian working group on security issues will be established to promote and ensure compliance with all provisions of this agreement.
16. Russia will enshrine in law its policy of non-aggression towards Europe and Ukraine.
17. The United States and Russia will agree to extend the validity of treaties on the non-proliferation and control of nuclear weapons, including the START I Treaty.
18. Ukraine agrees to be a non-nuclear state in accordance with the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons.
19. The Zaporizhzhya Nuclear Power Plant will be launched under the supervision of the IAEA, and the electricity produced will be distributed equally between Russia and Ukraine — 50:50.
20. Both countries undertake to implement educational programmes in schools and society aimed at promoting understanding and tolerance of different cultures and eliminating racism and prejudice:
a. Ukraine will adopt EU rules on religious tolerance and the protection of linguistic minorities.
b. Both countries will agree to abolish all discriminatory measures and guarantee the rights of Ukrainian and Russian media and education.
c. All Nazi ideology and activities must be rejected and prohibited.
21. Territories:
a. Crimea, Luhansk and Donetsk will be recognised as de facto Russian, including by the United States.
b. Kherson and Zaporizhzhia will be frozen along the line of contact, which will mean de facto recognition along the line of contact.
c. Russia will relinquish other agreed territories it controls outside the five regions.
d. Ukrainian forces will withdraw from the part of Donetsk Oblast that they currently control, and this withdrawal zone will be considered a neutral demilitarised buffer zone, internationally recognised as territory belonging to the Russian Federation. Russian forces will not enter this demilitarised zone.
22. After agreeing on future territorial arrangements, both the Russian Federation and Ukraine undertake not to change these arrangements by force. Any security guarantees will not apply in the event of a breach of this commitment.
23. Russia will not prevent Ukraine from using the Dnieper River for commercial activities, and agreements will be reached on the free transport of grain across the Black Sea.
24. A humanitarian committee will be established to resolve outstanding issues:
a. All remaining prisoners and bodies will be exchanged on an ‘all for all’ basis.
b. All civilian detainees and hostages will be returned, including children.
c. A family reunification programme will be implemented.
d. Measures will be taken to alleviate the suffering of the victims of the conflict.
25. Ukraine will hold elections in 100 days.
26. All parties involved in this conflict will receive full amnesty for their actions during the war and agree not to make any claims or consider any complaints in the future.
27. This agreement will be legally binding. Its implementation will be monitored and guaranteed by the Peace Council, headed by President Donald J. Trump. Sanctions will be imposed for violations.
28. Once all parties agree to this memorandum, the ceasefire will take effect immediately after both sides retreat to agreed points to begin implementation of the agreement.

FONTI & NOTE
  1. https://en.zona.media/article/2025/11/21/casualties_eng-trl[]
  2. https://www.bbc.com/russian/articles/cy0k7dqpkzqo[]
  3. https://en.zona.media/article/2023/07/10/stats-trl[]
  4. http://kremlin.ru/events/president/news/75887[]
  5. https://janiskluge.substack.com/p/new-budget-data-russia-recruited[][]
  6. https://janiskluge.substack.com/p/russian-federal-buget-military-spending[][]
  7. https://istories.media/en/stories/2024/08/01/more-soldiers-at-all-costs/[]
  8. https://ualosses.org/[]
  9. https://lostarmour.info/ukr200[]
  10. https://english-nv-ua.cdn.ampproject.org/v/s/english.nv.ua/amp/ukraine-opens-311-000-cases-for-awol-and-desertion-since-2022-most-in-2025-50559423.html?amp_gsa=1&amp_js_v=a9&usqp=mq331AQIUAKwASCAAgM%3D#amp_tf=Da%20%251%24s&aoh=17642272773721&referrer=https%3A%2F%2Fwww.google.com&ampshare=https%3A%2F%2Fenglish.nv.ua%2Fnation%2Fukraine-opens-311-000-cases-for-awol-and-desertion-since-2022-most-in-2025-50559423.html[]
  11. https://web.archive.org/web/20250514113703/https://www.obozrevatel.com/ukr/novosti-obschestvo/chomu-v-zsu-stilki-amputatsij-pravda-yaka-vas-shokue.htm[]
  12. https://x.com/EdoardoFontana7/status/1904590989656023101?s=20[]
  13. https://www.analisidifesa.it/2025/04/linverno-demografico-lucraina-e-le-guerre-del-futuro/[][][]
  14. calcolo su dati da Pierre Razoux , The Iran- Iraq war, The Belknap Press of Harvard University Press Cambridge, Massachusetts London, England 2015; Appendix D,I.[]
  15. Mobilitati totali calcolati sommando effettivi PAVN al 1975 (da Spencer Tucker, Encyclopedia of the Vietnam War: A Political, Social, and Military History, ABC-CLIO, 1998, p.453). Conteggio governativo vietnamita del 2017, (reperibile a https://web.archive.org/web/20181217065036/http://chinhsachquandoi.gov.vn/tinbai/309/Tap-huan-cong-tac-chinh-sach), più feriti PAVN (da Hastings, Max (2018). “Vietnam an epic tragedy, 1945–1975”. Harper Collins.). Media della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) nord-vietnamita (1960-74) calcolata sulla base di “The Manpower Situation in Nord Vietnam”, CIA, 1968, e Barbieri, Magali (1995). “La situation démographique du Viêt Nam”[]
  16. Soviet Use of Substandard Manpower in the Red Army, David Glantz, in “Scraping the Barrel The Military Use of Substandard Manpower”, Edited by Sanders Marble, p. 164[]
  17. https://sud.ua/uk/news/ukraine/320248-ttsk-podali-v-rozysk-bolee-polumilliona-voennoobyazannykh-s-momenta-polnomasshtabnogo-vtorzheniya[]
  18. https://borgexpert.com/news/u-2024-rotsi-ponad-6-mln-vijskovozobov-iazanykh-hromadian-ne-utochnyly-svoi-personalni-dani-vchasno[]
  19. https://texty.org.ua/projects/111874/mobilizacijnyj-rezerv/?src=main[]
  20. https://x.com/EdoardoFontana7/status/1954845045103706512?s=20[]
  21. https://www.uacontrolmap.com/map-viewer/[]
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  27. Sénat, session extraordinaire de 2010-2011. Rapport d’information fait au nom de la commission des affaires étrangères, de la défense et des forces
    armées (1), sur la défense antimissile balistique, p.200[]
  28. Sénat, session extraordinaire de 2010-2011. Rapport d’information fait au nom de la commission des affaires étrangères, de la défense et des forces
    armées (1), sur la défense antimissile balistique, p.202[]
  29. https://dn.gov.ua/en/news/na-terytorii-donechchyny-zalyshaiutsia-prozhyvaty-210-tysiach-zhyteliv[]
  30. https://x.com/EdoardoFontana7/status/1953951578337210857?s=20[][]
  31. https://x.com/clement_molin[]
  32. https://akzent.zp.ua/lider-zi-znakom-minus-skilki-naselennya-vtratila-zaporizka-oblast-z-2022-go-roku/[]
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  39. https://x.com/EdoardoFontana7/status/1896973582640861392?t=Ook-cYZyRHtvLnKi9hvfJA&s=19[]

Un commento

  1. Emilio Emilio

    Ottima e condivisibile analisi. Un aspetto che avrà la sua importanza credo sarà anche l’ostilità (economica) di alcuni paesi, Polonia in primis, nei confronti della stessa Ucraina, una volta venuta meno l’unione contro il nemico comune. E infine il dover continuare un sostegno monetario ad un paese devastato, che fino al 2022, non era certo in cima ai pensieri di molti europei.

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